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Arancia Rossa Igp, allarme del Consorzio: arance dal Sudafrica sugli scaffali

Mancano ancora due mesi all’inizio della campagna dell’Arancia Rossa di Sicilia Igp, ma nei supermercati italiani le arance pigmentate ci sono già: sfuse o in rete, con la varietà Tarocco in etichetta. Non vengono dalla Piana di Catania. Secondo il Consorzio di tutela, che il 12 ottobre ha lanciato l’allarme dai padiglioni di Fruit Attraction, la fiera dell’ortofrutta di Madrid, si tratta di frutti dell’emisfero sud, soprattutto sudafricani, mentre nei mercati all’ingrosso è segnalato anche prodotto australiano, importato attraverso operatori nazionali o filiali italiane di grandi gruppi internazionali.

La buccia non edibile e i trattamenti

Il punto che il Consorzio contesta non è l’importazione in sé. È quello che c’è scritto sulla rete da un chilo: la buccia è dichiarata non edibile e sono elencati i trattamenti dopo la raccolta, fludioxonil, azoxystrobin e pyrimethanil, che in Italia, secondo il Consorzio, non sono autorizzati sulla frutta alle stesse condizioni. L’indicazione in etichetta non è di per sé una violazione, precisa il comunicato, ma crea un’asimmetria competitiva e informativa: un’arancia che somiglia al Tarocco siciliano, arriva prima e viene prodotta con regole diverse. Il presidente Gerardo Diana non contesta il commercio internazionale, ma, dice, il Consorzio “rivendica regole chiare, controlli rigorosi e condizioni eque”.

Le richieste sono tre. Alle autorità, più vigilanza su etichettatura, origine e presentazione dei prodotti importati, anche nei punti vendita. Alla grande distribuzione, di valorizzare la provenienza ed evitare accostamenti che confondano il consumatore con l’Igp siciliana. All’Unione europea, di non piegare gli standard fitosanitari europei alla richiesta di reciprocità avanzata da 19 Paesi extra Ue: la reciprocità, per il Consorzio, deve significare equivalenza effettiva delle condizioni produttive.

Una filiera da 77 milioni

I numeri spiegano la posta in gioco. Secondo i dati Ismea del 2024, l’Arancia Rossa di Sicilia Igp vale 76,75 milioni di euro al consumo, in crescita del 14,9%, con 19,4 milioni alla produzione e 12,16 milioni di export; la produzione certificata è stata di 28.961 tonnellate, l’8,4% in più rispetto al 2023. Il Consorzio riunisce 500 produttori, 74 confezionatori e 70 utilizzatori del marchio, con 200 etichette autorizzate, e tutela le tre varietà Tarocco, Moro e Sanguinello. La campagna 2025-2026, segnata dai danni del ciclone Harry, ha chiuso con oltre 24 milioni di chili commercializzati, contro gli oltre 26 della precedente. La prossima partirà tra circa due mesi, rispettando i tempi naturali di maturazione: l’arancia rossa siciliana ha bisogno delle escursioni termiche tra il giorno e la notte dell’inverno etneo per colorarsi.

Cassette di legno al posto della plastica

Nella stessa settimana il Consorzio ha firmato un’intesa con Filiera Legno, la federazione nazionale delle industrie del legno, che riunisce oltre 590 imprese e più di 24mila addetti. L’accordo prevede una ricerca per migliorare gli imballaggi in legno a contatto con gli alimenti, il monitoraggio delle emissioni di produzione rispetto ai materiali sintetici, progetti pilota e campagne informative. Ogni anno tra centri di lavorazione e distribuzione dell’ortofrutta italiana si movimentano circa 870mila tonnellate di imballaggi, e solo il 19,3% è di legno. Per Diana il valore di un prodotto Igp si misura lungo tutta la filiera, confezione e logistica comprese. Due mosse diverse, la denuncia e la cassetta, con lo stesso obiettivo: che l’arancia rossa che arriva sugli scaffali sia davvero quella siciliana, e che si veda.