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Caro gasolio, il 22 ottobre cento pescherecci in protesta nello Stretto

Il pesce che arriva sui banchi siciliani costa sempre di più a chi esce in mare per prenderlo. Per questo giovedì 22 ottobre circa cento motopescherecci delle marinerie siciliane e calabresi si fermeranno nello Stretto di Messina, dalle 5 alle 17, per chiedere un intervento del governo sul prezzo del gasolio. A organizzare la protesta è la Federazione armatori siciliani, guidata da Fabio Micalizzi.

Il peso del carburante sui conti della pesca

Secondo gli armatori, il gasolio oggi supera il 50 per cento delle spese totali di un’impresa di pesca. Per un peschereccio con cinque uomini a bordo la spesa giornaliera, che in condizioni normali si aggirava sui 1.500-2.000 euro, potrebbe arrivare a 4.000 euro; anche una battuta breve può costare 800-1.000 euro di carburante, senza la certezza di tornare con il pescato. Il prezzo del gasolio per la pesca, ha scritto Avvenire il 14 ottobre, si attesta intorno a 1,50 euro al litro.

Da qui la richiesta principale: un prezzo massimo del carburante per la pesca professionale, tra 0,40 e 0,50 euro al litro in condizioni ordinarie e non oltre 0,60-0,70 euro nella fase attuale. “Il caro gasolio sta rendendo economicamente insostenibile l’attività di pesca”, ha detto Micalizzi. A Trapani la flotta è in agitazione da giorni e gli equipaggi hanno consegnato per protesta i documenti di bordo alla Capitaneria di porto.

Il vertice in prefettura e le richieste a Roma

Il 14 ottobre una delegazione della Federazione è stata ricevuta in prefettura a Messina dalla prefetta Cosima Di Stani, alla presenza del questore e del dirigente della Digos. La prefetta si è resa disponibile a portare le richieste della categoria alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Gli armatori chiedono la convocazione urgente a Roma degli Stati generali della pesca, aperti a tutte le organizzazioni del settore comprese quelle autonome, un tavolo nazionale con una data certa sull’emergenza carburante e un uso più rapido dei fondi europei già disponibili, a partire dal Feampa. La Federazione assicura di non voler bloccare lo Stretto e si dice pronta a sospendere la protesta davanti a un segnale del governo “serio e verificabile”.

Una filiera del cibo sotto pressione

La mobilitazione dei pescatori arriva in una settimana in cui il caro carburante ha già fermato altri pezzi della filiera alimentare siciliana. Dal 16 ottobre è in corso il fermo degli autotrasportatori, con merci ferme nei porti e il timore di scaffali vuoti nei supermercati, e il 14 ottobre Coldiretti ha portato i suoi agricoltori davanti all’Ars per chiedere sostegni su gasolio agricolo e grano.

Per la pesca il rischio va oltre il singolo autunno: le ciurme sono pagate a quota sul pescato, e quando le uscite in mare non rendono i marinai lasciano il settore. Meno barche in mare significa meno pesce locale nei mercati di Messina, Catania, Trapani e Mazara del Vallo.