Vienna non è una tappa come le altre. È la città in cui la musica classica europea ha costruito il proprio mito –Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert– e dove ancora oggi ogni esibizione porta con sé il peso di un confronto implicito con la storia. Eppure è qui che il Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania ha scelto di portare la propria orchestra.
La serata segue il successo riscosso lo scorso ottobre alla Berlin Philharmonie. Due palcoscenici tra i più esigenti d’Europa, in meno di un anno. Non è un caso. È il segno di una traiettoria internazionale che il direttore Epifanio Comis sta costruendo con metodo: concerti all’estero come strumento di posizionamento, non come vetrina occasionale.
“Vienna non è una scelta casuale –afferma Comis– ma un palcoscenico simbolico, legato a una storia musicale che dialoga naturalmente con la nostra tradizione”. Il dialogo tra la tradizione siciliana e quella mitteleuropea è il filo che attraversa l’intera operazione. Due identità musicali forti, distanti per geografia e per lingua, ma convergenti in una comune vocazione alla forma e all’espressione.
Il programma: tradizione siciliana e autori contemporanei
Il repertorio non è quello di un conservatorio che vuole compiacere il pubblico straniero con un’immagine rassicurante dell’Italia musicale. È qualcosa di più ambizioso. Accanto ai capisaldi del linguaggio classico, la serata include pagine di autori contemporanei siciliani: un percorso che racconta l’evoluzione del linguaggio musicale dell’isola nel contesto europeo.
È una scelta precisa. Portare la contemporaneità siciliana a Vienna significa rifiutare il ruolo di museo vivente e rivendicare invece quello di laboratorio attivo. La musica siciliana non è solo Bellini –per quanto il nome del conservatorio porti con sé un’eredità pesante e luminosa. È anche un presente in movimento, fatto di compositori che scrivono oggi, con un orecchio alla tradizione e uno al mondo.
Il programma costruisce così una tensione produttiva tra passato e presente. I capisaldi danno peso e radici. Gli autori contemporanei danno direzione. Il risultato è un concerto che non si limita a rappresentare –nel senso diplomatico e istituzionale del termine– ma che argomenta.
Nika Gorič: un soprano scelto per la versatilità
Il ruolo del solista in un concerto di questo tipo non è mai neutro. La voce porta con sé un’estetica, un’identità stilistica, una capacità di tenere il pubblico dentro il suono. La scelta è ricaduta sul soprano sloveno Nika Gorič, interprete di fama internazionale.
“Abbiamo voluto un’artista capace di trasformare ogni brano in un’esperienza per l’ascoltatore –sottolinea Comis– grazie a una presenza scenica carismatica e a una profonda musicalità”. Due qualità che non sempre coincidono. Ci sono voci tecnicamente impeccabili che lasciano il pubblico indifferente. E ci sono interpreti che riescono a far succedere qualcosa nella sala.
La versatilità stilistica di Gorič è la ragione della sua scelta. Un programma che mette insieme repertorio classico e musica contemporanea siciliana richiede un’interprete capace di spostarsi tra registri diversi senza perdere coerenza. Non è dote comune. È il tipo di competenza che si costruisce nel tempo, su palcoscenici esigenti, con direttori che chiedono qualcosa di più della precisione tecnica.
Comis sul podio: equilibrio tra disciplina e libertà
La direzione d’orchestra è –spesso– la parte meno visibile di un concerto. Il pubblico guarda la solista, sente l’orchestra. Il direttore è l’elemento che tiene insieme tutto, ma il cui lavoro si vede soprattutto quando manca.
La visione di Comis si fonda su un equilibrio dichiarato: disciplina interpretativa e libertà espressiva. Non sono concetti che si escludono, ma che si tengono in tensione. La disciplina senza libertà produce esecuzioni corrette e vuote. La libertà senza disciplina produce caos. Il punto di convergenza è dove nasce la musica.
Questo equilibrio ha guidato il lavoro con i professori d’orchestra, favorendo –stando alle parole dello stesso Comis– un clima di collaborazione e una resa sonora compatta. Un’orchestra non è una somma di strumentisti: è un organismo che funziona solo quando ogni singolo musicista rinuncia a una parte della propria individualità per costruire qualcosa di collettivo. Far succedere questo con un ensemble di conservatorio, su un palco viennese, è già di per sé un risultato.
Conservatorio Bellini a Vienna e il futuro europeo dell’istituzione
L’obiettivo dichiarato va oltre la singola serata. Catania a Vienna non è solo un concerto: è un’operazione di posizionamento istituzionale. Rafforzare i legami con le principali istituzioni culturali europee significa aprire la strada a collaborazioni future, scambi di docenti e studenti, coproduzione di progetti artistici.
In un panorama in cui i conservatori italiani faticano a uscire dai confini regionali, il Bellini di Catania sembra aver trovato una strategia. Non il festival locale, non la produzione per il territorio: la tournée europea come strumento di proiezione. Berlino, poi Vienna. Qual è il prossimo palcoscenico?
La domanda non è retorica. Dipende da cosa riesce a costruire Comis in questi incontri –istituzionali e artistici– nella capitale austriaca. Vienna può aprire porte che nessun curriculum accademico apre da solo. O restare una bella serata. La differenza la fa il lavoro che viene dopo.