Il futuro del vino siciliano passa da identità, innovazione, sostenibilità e capacità di fare sistema. È il messaggio emerso dalla trentesima edizione dell’Enosimposio di Assoenologi Sicilia, che si è conclusa a Brucoli, in provincia di Siracusa, dopo tre giorni di confronto tra istituzioni, imprese, ricerca scientifica, mondo accademico, distribuzione, ristorazione, comunicazione ed enologi.
Al centro dell’edizione 2026 il tema “Vino tra identità e valore: il futuro attraverso lo storytelling”, sviluppato attraverso un confronto sui principali cambiamenti che stanno interessando la vitivinicoltura siciliana e italiana: dalla sostenibilità ai mercati internazionali, dalla ricerca scientifica ai nuovi modelli di consumo.
L’appuntamento ha ribadito la necessità di rafforzare la competitività del comparto attraverso qualità, cultura, innovazione e capacità di creare valore, affrontando allo stesso tempo le criticità legate al cambiamento climatico, alla sostenibilità economica e sociale e all’evoluzione della domanda.
Il confronto tra istituzioni e filiera vitivinicola
Ad aprire i lavori sono stati il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e l’europarlamentare Dario Nardella, coordinatore della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo.
Entrambi hanno richiamato il valore strategico della vitivinicoltura italiana e il ruolo della Sicilia nel panorama nazionale ed europeo.
Sono poi intervenuti il presidente di Assoenologi Sicilia Giuseppe Figlioli e il presidente nazionale Riccardo Cotarella, insieme ai rappresentanti delle istituzioni, dei Consorzi di tutela, dell’Università, degli organismi di controllo e delle principali organizzazioni del settore.
Dal confronto è emersa una visione condivisa: la vitivinicoltura resta una risorsa centrale per l’economia, il paesaggio e l’identità della Sicilia, ma deve affrontare una fase di trasformazione che richiede nuove competenze e una maggiore capacità di collaborazione tra i diversi attori della filiera.
Cotarella: l’enologo diventa una figura scientifica e manageriale
Uno dei temi centrali dell’Enosimposio ha riguardato l’evoluzione della figura dell’enologo.
Secondo Riccardo Cotarella, presidente nazionale di Assoenologi, il ruolo del professionista non può più essere limitato agli aspetti strettamente tecnici della produzione. Alle competenze enologiche devono affiancarsi conoscenze scientifiche, capacità manageriali, attenzione alla sostenibilità, conoscenza dei mercati e capacità di comunicare e valorizzare le produzioni.
L’enologo assume così un ruolo sempre più strategico all’interno delle imprese vitivinicole, chiamato a gestire processi complessi che incidono direttamente sulla competitività del vino italiano.
Per Giuseppe Figlioli, presidente di Assoenologi Sicilia, il trentesimo Enosimposio conferma invece l’efficacia di un modello fondato sul confronto tra tutte le componenti della filiera.
L’obiettivo è trasformare le riflessioni emerse durante i lavori in proposte concrete, mettendo in relazione istituzioni, ricerca, imprese, tecnici, distribuzione e ristorazione.
Cambiamento climatico, acqua e promozione internazionale
Tra i momenti centrali dell’evento anche il confronto con l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino.
Nel dialogo con Giuseppe Figlioli sono stati affrontati alcuni dei principali temi per il futuro della vitivinicoltura siciliana, a partire dal cambiamento climatico e dalla gestione delle risorse idriche e dell’irrigazione.
Il dibattito ha riguardato anche gli interventi di sostegno al settore, i programmi di promozione internazionale, l’internazionalizzazione delle imprese e lo sviluppo dell’enoturismo.
Secondo quanto emerso, si tratta di ambiti che richiedono una programmazione stabile e una collaborazione più stretta tra istituzioni e imprese, soprattutto in una fase caratterizzata da profonde trasformazioni climatiche ed economiche.
GDO e ristorazione, il nodo del valore del vino
Ampio spazio è stato dedicato anche ai mercati e ai nuovi modelli di distribuzione, con il coinvolgimento di rappresentanti della Grande Distribuzione Organizzata, della ristorazione e della comunicazione del vino.
Il confronto ha fatto emergere due criticità principali.
Da una parte, la pressione al ribasso sui prezzi nella GDO rischia di ridurre il vino a un prodotto prevalentemente promozionale, indebolendone la percezione di valore. Dall’altra, ricarichi elevati nella ristorazione possono comprimere i consumi e rendere il vino meno accessibile a una parte della clientela.
Tra le soluzioni indicate dai relatori c’è la costruzione di un nuovo rapporto di filiera fondato su dialogo, formazione e cultura del vino, con maggiore attenzione al consumatore.
Una delle proposte emerse riguarda inoltre l’ampliamento dell’offerta di vini al calice anche nella ristorazione più qualificata, includendo etichette di fascia medio-alta e prestigiosa.
L’obiettivo sarebbe rendere più accessibili vini di maggiore valore, favorendo nuove occasioni di degustazione e una conoscenza più approfondita delle produzioni e dei territori.
Neuroscienze e degustazione: il ruolo dell’esperienza
Particolare attenzione ha suscitato anche l’intervento di Vincenzo Russo, professore ordinario di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing all’Università IULM di Milano.
Il suo contributo ha approfondito il rapporto tra neuroscienze, percezione sensoriale e consumo del vino.
Una dimostrazione dedicata alla relazione tra musica, ambiente e degustazione ha mostrato come diversi stimoli sensoriali possano influenzare la percezione qualitativa del vino.
Un approccio che apre nuove prospettive per comunicazione, marketing, accoglienza ed enoturismo e che mette in evidenza come il valore percepito di un vino dipenda non soltanto dalle sue caratteristiche organolettiche, ma anche dall’esperienza complessiva vissuta dal consumatore.
Identità e storytelling per raccontare il vino siciliano
Dal 30° Enosimposio è emersa anche la necessità di rinnovare il racconto del vino siciliano attraverso un linguaggio contemporaneo, autentico e credibile.
Identità, filiera e valore sono le tre parole chiave individuate per costruire la competitività futura del comparto.
Raccontare il vino significa infatti raccontare territori, persone, cultura, paesaggi e sostenibilità, trasformando la bottiglia in uno strumento capace di comunicare con i mercati internazionali e con le nuove generazioni.
Nel corso dei lavori è stato inoltre evidenziato come anche nella Grande Distribuzione Organizzata una parte crescente dei consumatori stia orientando le proprie scelte verso vini di fascia medio-alta, mostrando maggiore attenzione alla qualità, alla territorialità e alla capacità distintiva rispetto alle referenze di primo prezzo.
In questo scenario, promozione internazionale ed enoturismo vengono indicati come strumenti importanti per rafforzare il posizionamento e la riconoscibilità dei vini siciliani.
La visione emersa dal 30° Enosimposio
La trentesima edizione dell’Enosimposio consegna alla filiera una linea precisa: il futuro del vino passa da una maggiore integrazione tra ricerca scientifica, formazione, innovazione, sostenibilità e cultura del prodotto.
Accanto agli investimenti delle imprese servono professionisti capaci di interpretare il cambiamento, politiche di lungo periodo e un dialogo costante tra produzione, distribuzione, ristorazione e consumatori.
Assoenologi Sicilia punta così a consolidare l’Enosimposio come luogo di confronto e progettazione per il comparto, con l’obiettivo di valorizzare non soltanto la qualità dei vini, ma anche il loro significato economico, culturale e identitario all’interno dello sviluppo della Sicilia e del Made in Italy
Simone Scarso