L’enoturismo si conferma una delle leve più importanti per il futuro del vino siciliano. È quanto emerge dalla ricerca Nomisma Wine Monitor per UniCredit, presentata a Palermo in occasione dell’annuncio di Sicilia en Primeur 2026, in programma dall’11 al 15 maggio.
In un contesto internazionale complesso, segnato da calo dei consumi, contrazione dell’export e maggiore selettività dei mercati, il turismo del vino rappresenta una risposta concreta per rafforzare competitività, reputazione e valore dei territori.
Secondo lo studio, in Italia l’enoturismo genera per le imprese vinicole un valore di circa 3,1 miliardi di euro, dimostrando come non sia più un’attività accessoria, ma un vero asset di sviluppo. In Sicilia questa dinamica assume un peso ancora maggiore, grazie alla forza del paesaggio, alla cultura gastronomica e alla crescente attrattività internazionale dell’Isola.
Il caso dell’Etna è particolarmente indicativo: tra il 2019 e il 2024 gli arrivi turistici nei comuni legati alla denominazione Etna DOC sono cresciuti del 17,4%, contro una media regionale del 12,4%. Un dato che conferma il ruolo delle aree vitivinicole come poli di attrazione sempre più rilevanti.
Per Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia di UniCredit, il vino resta un pilastro dell’economia regionale e l’enoturismo può diventare una leva decisiva per sostenere competitività, investimenti e valorizzazione del territorio. Sulla stessa linea Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia, che definisce il wine tourism un modo per raccontare il vino come prodotto culturale, inserito in un sistema fatto di paesaggio, produttori, gastronomia e identità.
Lo studio evidenzia anche un profilo molto internazionale dell’enoturista in Sicilia. Secondo le imprese, i visitatori sono prevalentemente stranieri, soprattutto statunitensi, tedeschi e britannici, con un’età media tra i 40 e i 55 anni. Non sempre sono esperti di vino, ma proprio questo rappresenta un’opportunità: l’esperienza in cantina può trasformarli in ambasciatori del territorio e dei brand siciliani.
Sul fronte dei mercati, il 2025 è stato un anno difficile per il vino italiano, con l’export in calo del 3,6% a valore. Tuttavia, la Sicilia mostra segnali incoraggianti nei bianchi fermi DOP, cresciuti del 2,4% a valore, con un aumento dell’8,4% verso gli Stati Uniti. Più complessa invece la situazione dei rossi DOP siciliani, penalizzati proprio dal rallentamento del mercato americano.
In questo scenario, Sicilia en Primeur 2026 si conferma un appuntamento centrale per raccontare il vino siciliano alla stampa italiana e internazionale. Nato nel 2003, l’evento unisce degustazioni tecniche, incontri con i produttori ed enotour nei territori dell’Isola, offrendo una lettura completa della biodiversità, della cultura e della storia vitivinicola siciliana.
L’edizione 2026, in programma a Palermo dall’11 al 15 maggio, punta quindi a rafforzare il ruolo della Sicilia come destinazione del vino, in un momento in cui il futuro del settore passa sempre di più dalla capacità di trasformare il prodotto in esperienza.