STRADA MANGIANDO
street food e non solo

Frutta, verdure e pane. Quello che sprechiamo di più è il cuore della dieta mediterranea

Partiamo da un dato scomodo. Al Sud si spreca più cibo che altrove: 591,2 grammi a persona ogni settimana, contro i 516 del Nord. Lo dice il Rapporto 2026 “Il caso Italia”, presentato a Roma il 3 febbraio in occasione della tredicesima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

Non è solo una questione di numeri. È una questione di cosa finisce nel cestino.

Il paradosso mediterraneo

I tre alimenti più sprecati in Italia sono frutta fresca (22,2 grammi a settimana pro capite), verdure fresche (20,6 grammi) e pane fresco (19,6 grammi). Il quarto posto spetta all’insalata. Parliamo, in sostanza, del cuore della dieta mediterranea –quella che esportiamo come patrimonio culturale– che consumiamo male e sprechiamo troppo.

Per la Sicilia, dove la cultura del cibo è identità prima ancora che gastronomia, questo dato suona come una contraddizione da esaminare senza autoindulgenza.

Una tendenza positiva, ma insufficiente

Il Rapporto registra un miglioramento: lo spreco pro capite è sceso di 63,9 grammi rispetto al 2025, arrivando a 554 grammi settimanali. Il merito va soprattutto ai Boomers –i nati tra il 1946 e il 1964– che sprecano in media 352 grammi e che per il 96% dichiarano un’attenzione elevata al tema.

La Generazione Z, invece, perde 799 grammi a settimana. Non per disattenzione ideologica: il Rapporto la descrive consapevole e autocritica. Ma meno organizzata, abituata ad acquistare in eccesso “per sicurezza”, poco incline a rigenerare gli avanzi. È un profilo che dice qualcosa sulla relazione che si ha col cibo quando non lo si cucina davvero.

Il costo di ciò che gettiamo via

Lo spreco alimentare totale vale oltre 13,5 miliardi di euro l’anno. Di questi, 7,3 miliardi si producono nelle case. In parallelo, l’indice di insicurezza alimentare –la difficoltà di accedere a cibo sufficiente e nutriente– è salito a 14,36 punti. Al Sud l’aumento è del 28%. Tra i giovani, del 50%.

Si spreca cibo mentre c’è chi non riesce a comprarlo. Non è un paradosso astratto –è la fotografia di un sistema che non funziona.

L’obiettivo dell’Agenda ONU è dimezzare lo spreco entro il 2030. Mancano quattro anni. Se il cuore del Mediterraneo siamo noi, da qualche parte bisogna cominciare.