STRADA MANGIANDO
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Funghi d’autunno, in Sicilia prima del piatto c’è il micologo dell’Asp

Sulle Madonie, sui Nebrodi e sull’Etna è il momento dei funghi, e in molte case siciliane il cestino della domenica finisce in padella la sera stessa. Proprio qui si gioca la partita della sicurezza: il passaggio che manca più spesso è il controllo di un micologo, un servizio che in Sicilia offrono le aziende sanitarie provinciali.

A ricordarlo sono i numeri di uno studio del Centro antiveleni dell’ospedale Niguarda di Milano, ripreso in questi giorni anche nel Ragusano: su quasi tredicimila casi di sospetta intossicazione analizzati in vent’anni, nell’85% dei casi i funghi mangiati non erano stati controllati da nessuno.

Cosa dicono vent’anni di intossicazioni

Lo studio riguarda i casi arrivati al Centro antiveleni di Niguarda tra il 1998 e il 2017: 12.813 in tutto. In sei casi su dieci i sintomi sono comparsi entro sei ore dal pasto; in un caso su quattro sono arrivati più tardi, con disturbi gastrointestinali dopo le sei ore. È questa seconda situazione a preoccupare di più i medici, perché è tipica delle specie più pericolose.

Le amatossine, le sostanze contenute per esempio nell’Amanita phalloides, sono state confermate in 637 casi. Le conseguenze sono state gravi: 40 morti, pari a una letalità del 6,3%, e 19 trapianti di fegato. Secondo gli autori, l’80% delle persone decedute era arrivato alle cure specifiche più di 24 ore dopo aver mangiato i funghi. Un altro dato spiega quanto sia difficile intervenire: l’esame micologico sui resti del pasto è stato possibile solo nel 24,8% dei casi.

Le intossicazioni non riguardano una sola età: il 12% dei casi ha colpito bambini fino a 14 anni, il 39% persone tra 15 e 50 anni, il 31% gli over 50.

Il servizio delle Asp siciliane

Gli ispettorati micologici sono previsti da una legge nazionale del 1993 e dal regolamento del 1995, e fanno capo alle aziende sanitarie. In provincia di Ragusa il riconoscimento dei funghi raccolti per il consumo in famiglia è affidato al Dipartimento di prevenzione dell’Asp; nel Catanese, la provincia dei boschi dell’Etna, l’Asp ha un proprio ispettorato micologico con sportelli sul territorio. Per orari e sedi conviene chiamare l’Asp della propria provincia prima di partire con il raccolto.

Il controllo serve anche a chi i funghi non li raccoglie: quelli freschi venduti nei negozi e nei mercati devono essere certificati, e chi compra può chiedere di vedere il tagliando di controllo.

Le regole per stare tranquilli

  • Far vedere al micologo tutto il raccolto, non solo gli esemplari che sembrano dubbi.
  • Non regalare funghi che nessuno ha controllato: è uno dei consigli del Centro antiveleni di Niguarda.
  • Non fidarsi dell’esperienza o delle app: alcune specie tossiche somigliano molto a quelle commestibili.
  • Cucinare e consumare i funghi in tempi brevi, perché si deteriorano in fretta.
  • Se dopo un pasto a base di funghi compaiono nausea, vomito o dolori addominali, andare al pronto soccorso portando con sé gli avanzi, anche quelli crudi o gli scarti di pulizia.

Chi vuole imparare a riconoscere le specie può seguire uno dei corsi di micologia che si tengono in autunno nell’isola, come quello in programma a Palermo dal 2 all’8 novembre. Ma nemmeno un corso sostituisce il controllo: gli autori dello studio chiedono più micologi esperti sul territorio, a supporto dei medici, e un’informazione migliore per raccoglitori e consumatori.

Per la Sicilia, dove porcini, ferle e mazze di tamburo sono parte della cucina d’autunno, è un invito semplice: il piatto può aspettare un giorno, il parere del micologo no.