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JOOP 2026: Tokyo consacra l’olio EVO come prodotto globale (e l’Italia resta protagonista)

A Tokyo il mondo dell’olio extra vergine di oliva ha mandato un segnale chiaro: il baricentro della crescita si sta spostando sempre più verso l’Asia. L’edizione 2026 del Japan Olive Oil Prize ha registrato numeri record, con 691 oli provenienti da 25 Paesi, in aumento significativo rispetto all’anno precedente. Non è solo una crescita quantitativa: è il segno di un mercato – quello giapponese – sempre più centrale nelle strategie dei produttori internazionali.

Il concorso, organizzato dalla Camera di Commercio Italiana in Giappone e guidato dal general manager Davide Fantoni, non si limita a premiare la qualità. Funziona come piattaforma di accesso al mercato, con attività che proseguono durante l’anno tra degustazioni, formazione e presenza in eventi chiave come Foodex Japan.

Il dato più interessante riguarda proprio il contesto: il Giappone si conferma un mercato sofisticato, attento alla salute, all’origine e alla narrazione del prodotto. Non a caso, per l’Italia rappresenta già uno sbocco strategico: è il quarto mercato di destinazione per l’olio d’oliva italiano e uno dei pochi dove la quota cresce, soprattutto nei segmenti di maggiore qualità.

In questo scenario, i risultati del concorso raccontano bene gli equilibri globali. L’Italia si conferma tra i protagonisti assoluti, con il trionfo di “BIO Coratina” dell’azienda INTINI, che conquista il titolo di miglior olio in assoluto (Best of JOOP 2026) e domina anche diverse categorie. Un risultato che rafforza il posizionamento dell’olio italiano non solo come eccellenza storica, ma come benchmark internazionale.

Accanto alla qualità del prodotto, emerge sempre più anche il valore del design. Il JOOP Design Award – con una giuria che include figure di primo piano come Jasper Morrison e Cecilie Manz – premia packaging e identità visiva, confermando come l’olio EVO sia ormai un prodotto che compete anche sul piano estetico e comunicativo.

La fotografia che esce da Tokyo è chiara: l’olio extra vergine non è più solo una commodity agricola, ma un prodotto culturale, identitario e sempre più globale. E in questo nuovo equilibrio, chi sa raccontare qualità, territorio e stile di vita – come l’Italia – parte ancora con un vantaggio competitivo concreto.