Gli ulivi siciliani sono carichi meno del solito e i magazzini, al contrario, sono ancora pieni. È questo il paradosso con cui si apre in Sicilia la campagna olearia 2026/2027: mentre nelle campagne si prepara la raccolta, nei silos dell’Isola restano circa 16mila tonnellate di olio della scorsa annata che non hanno trovato acquirenti.
A mettere in fila i numeri è Manfredi Barbera, amministratore delegato degli Oleifici Barbera, storica azienda olearia palermitana. A livello nazionale, spiega, le tonnellate rimaste invendute sono circa 200mila, a fronte di una produzione di 330mila.
Il nodo del prezzo
La causa principale, secondo Barbera, è la distanza tra il prezzo dell’extravergine italiano e quello che arriva da Spagna e Grecia: una differenza di oltre 2,50 euro che finisce per scoraggiare l’acquisto del prodotto nazionale. Un divario che pesa soprattutto sugli scaffali della grande distribuzione, il canale attraverso cui passa circa il 70% dell’olio commercializzato.
Le conseguenze si fanno sentire lungo tutta la filiera. Se l’olio dell’anno precedente resta fermo, i frantoi faticano a trovare le risorse per pagare le olive nuove ai produttori, e lo spazio nei silos si riduce proprio quando servirebbe di più. Per uscirne, l’imprenditore palermitano chiede una politica «più pronta, attenta e veloce» e un patto con la grande distribuzione per gestire la concorrenza sui prezzi.
Una raccolta più leggera
Alle giacenze si aggiunge una stagione che si annuncia meno generosa. Il vicepresidente nazionale di Coldiretti, David Granieri, intervenendo a settembre a un convegno a Palermo, ha stimato per l’olivicoltura siciliana un calo produttivo intorno al 20%. Tra le cause indicate ci sono la siccità e l’aumento dei costi di gasolio, fertilizzanti ed energia, che rendono più difficile far quadrare i conti delle aziende agricole.
Meno olive, dunque, ma anche più olio ancora da vendere: una combinazione che rischia di schiacciare i margini proprio dei produttori più piccoli, quelli che per la Sicilia rappresentano la parte più diffusa del comparto.
Cosa significa per chi compra
Per il consumatore, la stagione dell’olio nuovo resta uno dei momenti più attesi dell’autunno siciliano: tra ottobre e dicembre i frantoi tornano a lavorare a pieno ritmo e l’extravergine appena franto arriva sulle tavole con i suoi profumi più intensi. Scegliere un olio siciliano, leggendo con attenzione l’etichetta e l’origine delle olive, è oggi anche un modo concreto per sostenere una filiera che attraversa una fase delicata.
La partita, però, si gioca soprattutto lontano dai frantoi: nei rapporti con la distribuzione e nelle politiche di settore. Sarà lì che si capirà se le 16mila tonnellate rimaste nei magazzini saranno solo l’eredità di un’annata difficile o il segnale di un problema strutturale per l’olio dell’Isola.