Un codice QR sull’etichetta per sapere da dove viene un sacchetto di pistacchi, quale strada ha fatto e se è davvero quello della denominazione. È il passaporto digitale del Pistacchio di Raffadali Dop, che una relazione parlamentare sulle frodi alimentari ha indicato come esempio da seguire. Il documento è stato presentato alla Camera dei Deputati, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.
Cosa dice la relazione
A firmare il riconoscimento è la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari. Nella sua Relazione sul patrimonio agroalimentare: frodi economiche, mercato e tutela del consumatore, la Commissione definisce “virtuoso” il modello di tracciabilità adottato dal Consorzio di tutela del pistacchio agrigentino e lo cita come buona pratica contro le frodi e a tutela di chi compra.
Il tema non è marginale. Il pistacchio siciliano è un prodotto molto esposto alle imitazioni: il nome di un territorio sull’etichetta vale molto, e la frutta secca di importazione costa meno. Un sistema che permette di risalire all’origine in pochi secondi protegge sia il consumatore sia i produttori che rispettano il disciplinare.
Come funziona il passaporto digitale
Il sistema è stato sviluppato con CSQA Certificazioni, ente che verifica i prodotti a denominazione, e con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, lo stesso che stampa i documenti d’identità e i contrassegni di sicurezza. Sulla confezione c’è un codice QR: inquadrandolo con lo smartphone si apre una piattaforma certificata. Qui il consumatore può verificare l’autenticità del prodotto, la sua origine e i passaggi della filiera.
Secondo il Consorzio è la prima volta in Europa che uno strumento del genere viene applicato a un frutto a guscio. Il progetto era stato presentato al pubblico durante la decima edizione del Fastuca Fest, la festa che Raffadali dedica al suo pistacchio.
“Leggere in un documento parlamentare alcune righe sul nostro modello di certificazione rende protagonisti un intero territorio”, ha commentato il presidente del Consorzio, Calogero Frenda.
Una Dop giovane tra Agrigento e Caltanissetta
Il Pistacchio di Raffadali è entrato nel registro europeo delle denominazioni di origine protetta nel marzo 2021. La zona di produzione conta circa 500 ettari di pistacheti tra le province di Agrigento e Caltanissetta. La Dop riguarda il frutto in guscio, sgusciato o pelato della cultivar Napoletana, chiamata anche Bianca o Nostrana.
In Sicilia è la seconda denominazione dedicata al pistacchio, accanto al più noto Pistacchio Verde di Bronte Dop, e ha dato all’entroterra agrigentino un prodotto riconoscibile con cui presentarsi sul mercato.
Perché conta per la Sicilia
Per una filiera piccola, la tracciabilità è anche una leva economica. Un prodotto certificato e verificabile può spuntare prezzi migliori, entrare nei canali dell’export più esigenti e difendersi dalle imitazioni senza dover contare solo sui controlli a valle. Il riconoscimento in una sede parlamentare dà al modello di Raffadali una visibilità nazionale e lo propone come esempio per altre denominazioni siciliane alle prese con lo stesso problema.
Fonte: Fondazione Qualivita