Analisi sull’acqua dei pozzi prima di irrigare, test di laboratorio su ogni partita prima della vendita e l’obbligo di avvisare subito le autorità sanitarie in caso di positività. È la stretta che la Piana di Gela si prepara ad adottare sul pomodorino ciliegino, dopo che a fine settembre il ministero della Salute ha disposto il ritiro dal mercato di un lotto prodotto nel territorio per la presenza di salmonella.
Le nuove regole sono state discusse il 7 ottobre a Caltanissetta, nella sede del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria provinciale, in un vertice con il sindaco di Gela Terenziano Di Stefano, i tecnici dell’Asp, i produttori e gli agronomi. Dovranno confluire in un protocollo tra Regione Siciliana, Asp di Caltanissetta, Comune di Gela e produttori.
Il lotto ritirato
Il richiamo riguarda il lotto numero 210 di pomodoro ciliegino a marchio G&V Ortaggi, azienda con sede a Gela, venduto in colli da circa 6,5 chili, un formato destinato soprattutto a fruttivendoli e ristorazione. Le analisi batteriologiche hanno trovato batteri del genere Salmonella. Chi avesse acquistato quel lotto non deve consumarlo e può restituirlo al punto vendita.
Sul lotto sta lavorando anche la Procura di Brescia, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per lesioni colpose dopo i malori di circa cento bambini di una scuola dell’infanzia della Valtrompia, alcuni dei quali ricoverati. La ditta che gestisce la mensa ha indicato quel lotto di pomodorini, ma un collegamento tra il prodotto e i malori non è stato accertato: è proprio questo che dovranno verificare i carabinieri del Nas.
Perché l’acqua è il punto critico
Nelle colture orticole la salmonella arriva di rado dalla pianta: il rischio principale è l’acqua di irrigazione, quando proviene da pozzi o invasi contaminati da scarichi fognari o zootecnici. Già in passato le autorità sanitarie europee, Efsa ed Ecdc, hanno indagato su focolai di Salmonella Strathcona collegati a pomodorini freschi siciliani, a partire da un primo caso registrato in Danimarca nel 2011.
Per questo il protocollo punta su tre controlli:
- acqua irrigua: le aziende dovranno farla analizzare periodicamente, solo in laboratori accreditati, prima di usarla nei campi;
- prodotto: ogni partita di pomodorino dovrà superare un test di laboratorio certificato prima di entrare nella distribuzione;
- segnalazione: una positività nell’acqua o negli ortaggi andrà comunicata subito al Comune di Gela e all’Asp di Caltanissetta, per bloccare il prodotto prima che lasci il territorio.
Una filiera da 3.500 produttori
Nella Piana di Gela risultano registrati circa 3.500 produttori agricoli e il pomodoro è la principale fonte di reddito del comparto. Il sindaco Di Stefano ha escluso allarmi generalizzati: «Non c’è spazio per allarmismi», ha detto, ricordando che il ritiro riguarda un solo lotto tracciato e non l’intera produzione della zona. Per il primo cittadino la salute dei consumatori e la sicurezza dei prodotti locali «vengono prima di tutto».
Per chi compra, le regole di base restano valide per qualsiasi ortaggio da mangiare crudo: lavarlo bene sotto l’acqua corrente subito prima del consumo, tenere separati i prodotti crudi da quelli cotti e conservare in frigorifero i pomodorini già tagliati. Per la Piana di Gela, invece, la partita è più grande: dimostrare con i controlli che uno dei prodotti simbolo dell’agricoltura siciliana è sicuro dal pozzo allo scaffale.