Sessantasei ragazzi tra i 18 e i 28 anni hanno cominciato a lavorare negli uffici del Comune di Palermo come operatori volontari del Servizio civile universale. È la prima volta che l’amministrazione comunale entra nel sistema nazionale del servizio civile, dopo un percorso di accreditamento seguito con la cooperativa sociale Aress Fabiola. La cerimonia di accoglienza si è svolta il 13 ottobre con il sindaco Roberto Lagalla, l’assessore alle Politiche giovanili Fabrizio Ferrandelli e i dirigenti degli uffici che ospiteranno i giovani.
Tre progetti, dagli sportelli al patrimonio
I volontari sono distribuiti su tre progetti. “Guardiamo al Futuro” riguarda l’inclusione sociale e il sostegno alle fasce deboli, con un’attenzione particolare ai minori. “Riscoprire per Valorizzare” è dedicato alla tutela, alla cura e alla promozione del patrimonio storico e culturale della città. “Cultura e Ambiente” mette insieme sostenibilità ambientale, attività culturali e partecipazione alla vita democratica. In pratica, i ragazzi saranno inseriti soprattutto negli uffici e nelle strutture a maggiore contatto con il pubblico. L’assessore Ferrandelli ha parlato di “una boccata d’aria fresca e di nuova energia per il Comune di Palermo” e ha indicato un obiettivo concreto: con il loro aiuto alcuni servizi potrebbero restare aperti anche in orari in cui finora gli sportelli erano chiusi. Il sindaco Lagalla ha letto l’avvio come un investimento sulle nuove generazioni, con l’auspicio che i 66 volontari portino idee nuove dentro l’amministrazione e diventino protagonisti di un percorso di cittadinanza attiva.
Come funziona il servizio civile
Il Servizio civile universale è il programma dello Stato, gestito dal Dipartimento per le politiche giovanili della Presidenza del Consiglio, che permette ai giovani tra i 18 e i 28 anni di dedicare da otto a dodici mesi a un progetto di utilità sociale presso enti pubblici e del terzo settore accreditati, con un assegno mensile. Il bando 2026, pubblicato a fine febbraio, ha messo a disposizione circa 65mila posti in tutta Italia; le domande si sono chiuse ad aprile e in questi mesi i progetti selezionati stanno partendo uno dopo l’altro. In Sicilia gli enti attivi sono decine, dalle Caritas diocesane all’Arci, dalle università ai parchi archeologici, fino alle aziende sanitarie, come l’Asp di Palermo, che da anni accoglie volontari negli ospedali e nei poliambulatori. Il Comune di Palermo finora era rimasto fuori dal sistema; l’accreditamento permette ora all’amministrazione di presentare progetti anche nei prossimi bandi.
Un anno di volontariato, non un lavoro
Vale la pena ricordare cosa il servizio civile non è: non è un’assunzione né un tirocinio, e i volontari non sostituiscono il personale. Chi lo svolge riceve una formazione generale e specifica, un attestato finale e, nei concorsi pubblici, una riserva di posti prevista dalla legge. Per il Comune il valore sta altrove: ragazzi di venti anni che per quasi un anno vedono dall’interno come funziona la macchina amministrativa, e che allo sportello, nelle biblioteche o nei servizi sociali portano uno sguardo diverso da quello di chi ci lavora da trent’anni.
Per Palermo, che nel 2025 è stata Capitale italiana del volontariato, l’ingresso del Comune nel servizio civile chiude un cerchio: dopo un anno di convegni e iniziative sul valore del terzo settore, la città prova a fare spazio ai giovani dentro il palazzo. Se l’esperimento regge, i 66 di quest’anno saranno i primi di una serie.