STRADA MANGIANDO
street food e non solo

Sicilia BIT 2026: presentarsi con le cicatrici e una visione

La Sicilia è arrivata alla 46ª edizione della BIT, la Borsa Internazionale del Turismo di Milano, dal 10 al 12 febbraio a Fiera Rho, con un contesto tutt’altro che facile. Il ciclone Harry aveva messo in ginocchio infrastrutture, strutture ricettive e agricoltura lungo il fronte orientale. La frana di Niscemi era ancora fresca. Eppure l’isola ha scelto di esserci, e di farlo con uno stand tra i più estesi della fiera. Non per rimuovere le ferite, ma per mostrare che esiste una visione oltre di esse. È già una postura culturale, prima ancora che una strategia turistica.

Gli arrivi turistici nel 2025 sono cresciuti del 2,8% rispetto all’anno precedente, con un incremento delle presenze dello 0,24%. Numeri che non fanno gridare al miracolo, ma che confermano una direzione. TripAdvisor ha collocato la Sicilia al 4° posto mondiale e al 2° posto europeo nella classifica “Best of the Best” per il 2025, con un Reputation Score di 90/100. È una valutazione che viene dal basso, dai viaggiatori, non dalle istituzioni, e vale più di qualunque campagna promozionale.

Il cibo come infrastruttura culturale: dal Cous Cous Fest a Gibellina

Il nodo centrale della presenza siciliana alla BIT 2026 era la destagionalizzazione. La parola ricorre in ogni intervento, in ogni documento di piano. Ma dietro al tecnicismo c’è una domanda precisa: cosa offre la Sicilia quando non è estate? La risposta più convincente emersa dalla fiera passa per il cibo –inteso non come attrazione gastronomica, ma come infrastruttura culturale.

San Vito Lo Capo ha presentato la 29ª edizione del Cous Cous Fest, in programma dal 18 al 27 settembre 2026. Dal 1998 a oggi le presenze turistiche si sono decuplicate, e oggi il comune conta circa 280 strutture ricettive e circa 12mila posti letto a fronte di una popolazione di 4.800 abitanti. È il caso-studio più eloquente disponibile: un festival del cibo che ha trasformato un borgo di pescatori in una destinazione internazionale. Non per caso, ma per costruzione sistematica di un’identità.

Il Distretto Turistico Sicilia Occidentale ha presentato il Piano Operativo 2026 con azioni concrete su sostenibilità, percorsi accessibili, valorizzazione dei siti culturali e promozione dell’enogastronomia. Il claim scelto –”il tempo diventa esperienza”– è meno banale di quanto sembri. Dice che la Sicilia vuole smettere di vendere paesaggi e cominciare a vendere ritmi. È una differenza sostanziale.

Gli explorer, il turismo esperienziale e il nodo da sciogliere

I cosiddetti explorer –turisti orientati a esperienze autentiche e partecipative– spendono in media il 18% in più rispetto alla spesa turistica complessiva e oggi rappresentano oltre il 60% del valore del mercato leisure, come ha ricordato l’assessore regionale al Turismo Elvira Amata durante la conferenza stampa. È il segmento su cui la Sicilia punta con più convinzione, ed è quello per cui la proposta enogastronomica –vini etnei, agrumi IGP, olio, cous cous, pane di Altamura e arancino– è già un asset competitivo reale.

Il problema è che la catena –dal prodotto al racconto, dal racconto all’esperienza, dall’esperienza alla fidelizzazione– si inceppa spesso nei passaggi intermedi. La piattaforma digitale ETIC (Eco Turismo in Comune), lanciata alla BIT, punta a connettere territori e visitatori attraverso un modello di turismo sostenibile e innovativo. È un tentativo di riempire quel vuoto. Vedremo se regge alla prova del campo.