Il fermo dei tir che da giovedì 16 ottobre aveva rallentato porti, mercati e scaffali della Sicilia è stato revocato, almeno sulla carta. Nella serata di martedì 20 ottobre il Comitato trasportatori siciliani ha annunciato la fine della protesta dopo l’incontro a Milano con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, nel quale il Governo ha accolto quasi tutte le richieste della piattaforma. Ma la notte successiva un gruppo di camionisti ha bloccato di nuovo il casello di San Gregorio, sull’A18 alle porte di Catania, e questa mattina lo stesso Comitato ha chiesto al prefetto e al questore di intervenire.
Cosa prevede l’intesa
I punti dell’accordo riguardano soldi già promessi e mai arrivati. Il primo è lo sblocco immediato dei pagamenti arretrati del Sea Modal Shift, l’incentivo statale che riconosce alle imprese di autotrasporto fino a 30 centesimi per veicolo per ogni chilometro di strada evitato imbarcando i mezzi sui traghetti: circa 104 milioni di euro per le annualità 2023-2024 e 2025-2026, più 50 milioni aggiuntivi per la terza annualità. Il secondo è il credito d’imposta sul gasolio: 430 milioni di euro per le domande già presentate, da rendere subito spendibili nel cassetto fiscale delle imprese. Il viceministro Edoardo Rixi, parlando dopo il tavolo in prefettura, ha alzato la cifra a circa 480 milioni, con i pagamenti al via da oggi per le domande arrivate entro il 30 agosto, dentro un pacchetto complessivo di circa un miliardo; per settembre e ottobre il credito sarà utilizzabile nel 2027. Il terzo punto è politico: il Comitato entra stabilmente nei tavoli istituzionali su mobilità e trasporti e nella nuova Consulta, con una rappresentanza fissa per le aziende del Sud.
Due richieste restano aperte per mancanza di copertura: altri quattro mesi di credito d’imposta sul gasolio e un contributo per calmierare il costo dei traghetti sullo Stretto di Messina, la voce che più pesa sui bilanci dei trasportatori siciliani. Salvini ha promesso di cercare le risorse nel nuovo Tavolo permanente del Meridione. Il coordinatore del Comitato, Salvatore Bella, ha avvertito che la revoca “non è una cambiale in bianco” e che lo stato di agitazione resta finché gli impegni non diventano atti. Il presidente della Regione Renato Schifani ha parlato di risultati positivi e ha annunciato ulteriori risorse per il settore nelle variazioni di bilancio in discussione all’Ars.
La spaccatura a Catania
La revoca non ha convinto tutti. Già lunedì l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani guidata da Giuseppe Richichi si era dissociata dal Comitato e aveva confermato i presidi a Misterbianco, a Tremestieri e ai caselli di San Gregorio con una trentina di mezzi. Nella serata del 20, giudicando insufficiente l’esito dell’incontro con Salvini, un gruppo di camionisti ha deciso di proseguire a oltranza e nella notte ha bloccato ancora il casello. Questa mattina il Comitato ha denunciato blocchi illegali e minacce ai conducenti, parlando di gomme tagliate e di colleghi costretti a fermarsi, e ha chiesto al prefetto e al questore di Catania un intervento coordinato delle forze dell’ordine al casello e nell’area del porto. Bella ha ribadito che la quasi totalità degli associati vuole tornare a lavorare e che le difficoltà della categoria, a partire dal caro gasolio, non si risolvono con le costrizioni.
Gli effetti sull’isola
Cinque giorni di fermo hanno lasciato il segno: file di tir ai caselli di Messina e all’ingresso di Palermo, il mercato ortofrutticolo di Vittoria fermo, merce in calo sugli scaffali, un vivaista che ha denunciato danni per migliaia di euro di piante non partite. Per un’isola che muove quasi tutto su gomma e via traghetto, il nodo dei costi dello Stretto resta quello decisivo, ed è proprio il punto rimasto fuori dall’intesa. La prova dei prossimi giorni sarà doppia: se i pagamenti arriveranno davvero nel cassetto fiscale delle imprese e se i caselli di Catania torneranno liberi.